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Montalbano sono!
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I libri di Andrea Camilleri dedicati al commissario Montalbano sono apparentemente semplici e ugualmente (apparentemente) difficili. Scritto in una lingua per iniziati - come la prosa di Carlo Emilio Gadda imbottita di longobardo e romanesco, o il cinquecentesco fiorentino di Monaldi & Sorti - diventa presto estremamente godibile. Basta familiarizzare con la musica del suo siciliano, che risulta dopo poche pagine comprensibili ad ogni latitudine. L’italiano, grazie a continui inserimenti linguistici, è ampliato e arricchito di nuove possibilità, nuovi significati. Ma questo non è l’unico espediente dell’autore di Porto Empedocle, nato nel 1925, che diffonde il testo (e la narrazione) di scoperte sorprendenti. Nel suo ultimo romanzo dedicato al poliziotto di Vigàta, il metodo Catalanotti, i riferimenti alla letteratura di genere, da Sherlock Holmes a Agatha Christie, sono sprecati, con vere bagliori di ironia; e sembra sentire il piacere dell’autore nel dipanare la trama, come quando "in una miracolosa pillola arriva il nostro".
La musica del Vigàtese, di Montalbano innamorato - sì, perché la cotta che il nostro commissario prende questa volta è epica - è ora un contrappunto a La gazza ladra ora a un poema di Wisawa Szymborska: "Ascolta come batte il tuo cuore". Il romanzo si apre con un uomo morto; piuttosto due. La prima è Mimì Augello, durante un’audace fuga da un amante che viene scoperto da suo marito e che ha l’abitudine (anche se si chiama Genoveffa) di presentarsi come Genevieve. Il secondo cadavere è quello che apre il caso più teatrale (e pirandelliano) del lavoro di Camilleri. Carmelo Catalanotti, presumibilmente ucciso da un coltello al cuore, è un uomo facoltoso che era un regista teatrale per l’improvvisazione. Sulla scena del crimine, un nuovo detective delle esplosioni scientifiche, Antonia; sarà anche grazie al suo acume se Montalbano troverà una soluzione. "Forsi - i motivi del narratore - doveva essere accompagnato dall’imperativo categorico: cherchez la femme". Camilleri, ora costretto dalla cecità a dettare il testo alla sua assistente Valentina Alferj (l’unica in grado di decifrare la sua lingua), appare sempre più come l’indie della mitologia greca di Tiresia (personaggio che lo scrittore ha interpretato al Festival di Siracusa). Incapace di vedere come Borges (che a sua volta ha dettato a María Kodama), Camilleri sembra affinare le sue capacità, sembra vedere oltre. Allo stesso modo del profeta reso cieco da Atena. E dà al suo Montalbano quella "immensa e ragionata sregolatezza di tutti i sensi" tanto cara al veggente poeta per eccellenza, Rimbaud. La chiave del giallo - che presto diventa evidente - risiede nel dramma che Catalanotti avrebbe dovuto mettere in scena; ma è il metodo del regista, infatti, che rende il commissario estremamente curioso. Una tecnica simile a quella di Grotowski, inventore del teatro povero, convinto che l’attore non dovrebbe semplicemente illustrare il testo, ma eseguire un "atto dell’anima". Le audizioni diventano presto veri e propri riti di iniziazione. Dove realtà e finzione si mescolano e si scambiano tra loro. "Vuoi vedere che è vero che l’assassino torna sempre sulla scena del crimine?" |
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