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Luca Ronconi
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Luca Ronconi, il più grande regista italiano, uno dei nomi più famosi del teatro europeo contemporaneo, il maestro di generazioni di attori, l’architetto degli spettacoli più belli visti in questi anni, dall’Orlando Furioso del’69 agli ultimi giorni di’l’umanità, da Lolita all’ultima bellissima, applaudita sempre trilogia di Lehman sul palco in questi giorni al Piccolo Teatro. Luca Ronconi uno dei più grandi registi della regia teatrale: quell’arte complessa che crea spettacoli, a partire dalla capacità di educare gli attori, a saper offrire al pubblico il meglio della drammaturgia. Ronconi esercitò quest’arte con la suprema capacità di innovare e sperimentare. La vita di Ronconi può essere raccontata elencando i cento e più spettacoli, i molti attori incontrati sul palco, gli studenti che hanno bevuto le loro lezioni all’Accademia d’Arte Drammatica di Roma, dove lui stesso aveva studiato anni prima e anche le fila di fan della sua arte inventiva, che vantava il titolo di "ronconiani".
All’inizio e per alcuni anni Ronconi è stato un attore. Ma a 30 anni, quasi per caso, inizia a lavorare come regista nel 1963, con la compagnia di Corrado Pani e Gianmaria Volonté, e negli anni seguenti diventa esponente dell’avanguardia teatrale, fino alla fama nel 1969 con "Orlando furioso" di Ariosto, nella versione di Edoardo Sanguineti con scenografia di Uberto Bertacca. Nato come fatto sperimentale nella chiesa di San Nicolò al Festival di Spoleto, lo spettacolo gli darà fama nazionale e all’estero. Nel 1974 ha diretto una versione cinematografica dello stesso dramma, in cui attori come Massimo Foschi e Mariangela Melato si distinguono tra gli attori. La versione televisiva è andata in onda per cinque episodi la domenica, nel 1975, in prima serata: un episodio quasi unico in cui il teatro (peraltro all’avanguardia) occupava la televisione. Dagli anni settanta in poi ha collaborato con diverse istituzioni teatrali, tra cui la Biennale di Venezia, di cui è direttore della sezione teatro dal 1975 al 1977. Nei due anni seguenti, (1977-1979), ha fondato e diretto il teatro di Prato Laboratorio di progettazione. . Sono gli anni delle esibizioni memorabili, tra cui "Orestea" di Eschilo (1972), "Utopia" di Aristofane (1976), Baccanti di "Euripide" (1977), "La torre" di von Hofmannsthal (1978). Tra gli spettacoli da segnalare negli anni ottanta,’’ Ignorabimus’’ di Holz (1986), "Tre sorelle" di Cechov (1989). L’invenzione degli spazi Al di là delle diverse scelte drammaturgiche, le opportunità di produzione, la ricerca di attori da formare e il cast, tutti questi spettacoli si distinguono anche per la ricerca o piuttosto l’invenzione di spazi teatrali insoliti: dai cavalli di lamiera il pubblico della furiosa Orlando, alla zattera che era il palcoscenico sul lago di Costanza, al labirinto costruito appositamente per "XX" a Parigi. Gli ultimi giorni dell’umanità In seguito ha diretto il Teatro Stabile di Torino (dal 1989 al 1994), dove ha anche realizzato un’impressionante mostra (oltre sessanta attori) di "Gli ultimi giorni dell’umanità" di Karl Kraus, al Lingotto (1991). Nel 1994 dirige a Salisburgo "I Giganti della montagna" di Pirandello. Il teatro di Roma Successivamente è diventato direttore artistico del Teatro di Roma (dal 1994 al 1998), dove nel 1996 ha diretto "Quer pasticciaccio ugutto de via Merulana" di Gadda e l’anno successivo ha messo in scena una delle poche opere inedite della sua carriera, la "Davila Roa "" di Alessandro Baricco, che è anche fischiato dal pubblico e "I fratelli Karamazov" di Dostoevskij 1998. I fratelli Karamazov "di Dostoevskij 1998. Successivamente è diventato direttore artistico del Teatro di Roma (dal 1994 al 1998), dove nel 1996 dirige "Quer pasticciaccio ugutto de via Merulana" di Gadda. Il Piccolo Teatro Nel 1999 si trasferisce al Piccolo Teatro di Milano, dove accompagna il regista Sergio Escobar nel ruolo di direttore artistico. Qui debutta con due pièces: "La vita è un sogno" di Pedro Calderon de la Barca e "Il sogno" di August Strindberg. Al Piccolo, nel 2002 ha diretto uno spettacolo originale, "Infinities", basato su un testo scientifico del cosmologo John David Barrow. Il testo Il capitolo dei canti lirici è anche ricco e carismatico, per il quale ha firmato le produzioni soprattutto di classici italiani (Monteverdi, Bellini, Rossini). Oltre a varie opere per il Teatro alla Scala, Ronconi ha partecipato più volte al Rossini Opera Festival di Pesaro - Verdi e Puccini) e messo in scena stranieri contemporanei (ad esempio "Il caso Makropulos" di Janacek e "Turn of the Screw" di Britten) Nel 2006 realizza cinque spettacoli collegati tra loro per i XX Giochi olimpici invernali di Torino. Nel 2007 è il progetto "Odyssey double return", quindi firma le linee de La compagnia degli uomini, La modestia, Sei personaggi in cerca di autore, Ponrografia, Danza macabra, rappresentata al festival di Spoleto. . |
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